
Marina,
ho atteso a lungo prima di scriverti e non perché non lo desiderassi.
Ma una parte di me ti portava ancora rancore per la perdita di quella che avevo creduto la mia ultima possibilità di essere felice. E l'altro non poteva perdonarti per esserti di nuovo allontanata proprio nel momento in cui avevo bisogno di opporti i miei silenzi e le mie scontrosità, il passato recente e quello più remoto, per ritrovarti davvero. A volte si ha bisogno di trattare male le persone cui teniamo, per scoprire se accettiano anche il lato peggiore della nostra anima. Ma tu non c'eri.
Ho superato presto la rabbia che provavo per te a causa di mio figlio. Vedi, oggi riesco a scriverne e a parlarne senza che la voce o la penna tremino. Non dimenticherò mai la gioia (e la paura) che ho provato scoprendomi incinta, né le speranze che solo in quei mesi erano rinate. Ma la vita ti costringe ad andare avanti anche quando vorresti solo accucciarti sotto le coperte e pensare a quello che hai perso. Solo che in quei momenti vorresti che fosse un volto amico, una mano amata, a dirti con una carezza che è ora di uscire dal guscio. Ma tu non c'eri.
Stefano lo avevo allontanato io, e mi chiederò sempre se sia stata la scelta giusta, Lavinia se n'era andata per fuggire dalla sua disillusione, ma comunque è ancora una ragazzina che gioca a fare la donna, e invece dovrà diventarlo. Era di te che avevo bisogno in quei momenti. Avevo bisogno che fossi tu rimboccarne le coperte, come facevi da ragazzina, avevo bisogno che tu ti alzassi la mattina mezz'ora prima di me, per comprarmi il latte che era finito la sera prima, mentre guardavamo un film. Avevo bisogno che ti svegliassi la notte sentendo i miei singhiozzi muti e venissi ad abbracciarmi in silenzio. Ma tu non c'eri...
E così, ancora una volta, le forze per ricominciare a vivere le ho dovuto trovare in me stessa. Nessuno ha ascoltato il mio pianto, e forse è stato meglio così: oggi posso fingere che non sia mai esistito. E a darmi la sferzata definitiva che mi ha portato a scendere di corsa dal letto, avvolgendomi in quelle coperte come in una corazza di diamante infrangibile, e ricominciare ad essere Carol, è stato un colpo d'aria gelida di nome Rospana.
Con il suo arrivo ho cominciato a perdonarti. Per quanto noi non ci siamo risparmiate nessun colpo, nessuna accusa, nessuna ferita, per quanto tra di noi siano sempre corse correnti di odio profondo come lo era stato l'affetto, per quanto siamo state sul punto di distruggerci a vicenda, noi il deserto dentro l'anima non l'abbiamo mai avuto. Rospana (non ti dispiace, vero, se la chiamo così?) nella vita ha creato solo il deserto. Non l'ha chiamato "pace", come diceva Tacito, ma "famiglia". Poco cambia.
Nel confrontarmi ogni giorno con lei, con i suoi intrighi e a sua voglia di vendetta, anche quando cercavo in ogni modo di non pensare a te, mi sono resa conto di quanto mi mancassi. E non era solo la Marina che mi riconosceva come sorella, a mancarmi. Un po' assurdamente rimpiangevo anche la Marina di tanto tempo fa. Quella che si era allontanata e poi aveva distrutto la vita, non per difendere il suo territorio, ora lo so, ma per la delusione che secondo lei le avevo dato: mentirle. In un certo senso comprendere la tua rabbia di allora mi ha restituito anche il nostro affetto, perché se non ci fosse stato l'uno nemmeno l'altra avrebbe avuto senso. E poi mi manca la Marina di un anno e mezzo fa, quella che perfino in carcere, sola, accusata di omicidio, spaventata per suo figlio, mi sapeva tenere testa, quella che non disconosceva l'affetto provato per Carla (perché il nemico era Carol) nemmeno dopo tanti anni, quella che dopo qualche "esitazione" (per cui ti ho quasi odiato, e fa male ammetterlo) si faceva da parte davanti al mio amore per Stefano.
È stato difficile guardarti negli occhi sapendo di avere ordinato la tua morte, Marina. E non lo è stato mentre aspettavo l'esecuzione e ti odiavo. Chissà, forse è solo perché hai provato le stesse cose in passato che mi hai potuto perdonare. Allora c'era come un'aria rarefatta intorno a me, che mi rendeva invulnerabile a qualsiasi rimorso. È stato difficile dopo, quando il perdono di Stefano ha distrutto quell'armatura, e ho dovuto affrontare quello che ero stata capace di fare. Ho fatto quello che ho potuto per riscattare quel momento d'odio. Non sono riuscita ad andare oltre. Solo tu sai se è bastato, ma tu ora non ci sei.
E io ora, forse, dopo tanti mesi, capisco che uno dei motivi per cui te ne sei andata è stato aiutarmi a rialzarmi. Hai pensato che con te vicino avrei continuato a pensare a quanto era quanto avevo perso. Te l'avevo detto anche io. Ma era solo un modo per allontanarti. Non avrei voluto che tu te ne andassi, e non avrei voluto ritrovarmi sola. Perché quando devi rialzarti da solo, il rischio più grande non è fallire: è riuscire a farlo e rendersi conto che non permetterai mai più a nessuno di avvicinarsi e poi deluderti. Avrei voluto che capissi da sola tutto questo e forse lei fatto, ma hai comunque deciso di partire. Forse è stata la decisione più giusta, anche se ha messo di nuovo tanta distanza tra di noi...
Come hai detto tu un anno fa, il passato non si può cambiare. Il futuro si. Non smetterò mai di chiedermi come sarebbe stato ricominciare insieme, giorno dopo giorno, lite dopo lite, un passo un ceffone e una carezza, uno dopo l'altro. Ma non smetterò mai nemmeno di sperare che tutto questo prima o poi accadrà davvero. Quello che ci unisce è un legame troppo forte per essere spezzato. Si è forgiato in anni troppo importanti e ha resistito a tutte le tempeste che gli abbiamo scatenato contro, nelle nostre vite. Ci siamo ritrovate una volta, ci ritroveremo ancora.
Ti chiedo troppo se domando notizie del piccolo Pietro? Ho pensato spesso a lui negli ultimi tempi, a quanto ti abbia cambiato diventare madre... A come avrebbe potuto essere... Vorrei tanto una vostra foto da mettere accanto alla mia con Lavinia. Credimi, quando le persone che hai amato sono lontane, tutte, tenere vicino al cuore le loro foto e i loro ricordi può impedirti di fare delle sciocchezze, di dare fiducia alle persone sbagliate, per fuggire la paura di restare soli.
Chissà se puoi capire quello che sto cercando di dirti.
Ho aspettato tanto, prima di scriverti, e ora vorrei che questa lettera volasse più del vento. Mi manca poter discutere con te come una volta, eppure so di non essere pronta per sentirti o vederti di nuovo, non ancora. Qualcosa deve ancora accadere, prima che tutti tasselli si compongano. E nemmeno io so cosa. O forse sì, e non sono pronta nemmeno per quello. Non so se finora hai evitato di scrivermi perché hai deciso di escludermi di nuovo della tua vita, o perché volevi che fossi io a farlo. Nel primo caso ti auguro di essere felice, nel secondo... spero di ricevere presto qualcosa da te...
Carla
Ehm...Carol
:D
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