CentoVetrine Fans Blog


---------------- grafica by Lim ----------------

venerdì, 03 luglio 2009
Premessa di Limmuccia: siccome gli autori hanno pensato di regalarci una lettera comparsa dal nulla... la scrivente, qui, ha deciso di rimettere la penna al lavoro. Da oggi partono quindi le Lettere di Carol e Marina, che sono un pò un seguito dei loro Diari. (Trovate qui quello di Carol e qui quello di Marina). Buona lettura.



Marina,
ho atteso a lungo prima di scriverti e non perché non lo desiderassi.

Ma una parte di me ti portava ancora rancore per la perdita di quella che avevo creduto la mia ultima possibilità di essere felice. E l'altro non poteva perdonarti per esserti di nuovo allontanata proprio nel momento in cui avevo bisogno di opporti i miei silenzi e le mie scontrosità, il passato recente e quello più remoto, per ritrovarti davvero. A volte si ha bisogno di trattare male le persone cui teniamo, per scoprire se accettiano anche il lato peggiore della nostra anima. Ma tu non c'eri.

Ho superato presto la rabbia che provavo per te a causa di mio figlio. Vedi, oggi riesco a scriverne e a parlarne senza che la voce o la penna tremino. Non dimenticherò mai la gioia (e la paura) che ho provato scoprendomi incinta, né le speranze che solo in quei mesi erano rinate. Ma la vita ti costringe ad andare avanti anche quando vorresti solo accucciarti sotto le coperte e pensare a quello che hai perso. Solo che in quei momenti vorresti che fosse un volto amico, una mano amata, a dirti con una carezza che è ora di uscire dal guscio. Ma tu non c'eri.

Stefano lo avevo allontanato io, e mi chiederò sempre se sia stata la scelta giusta, Lavinia se n'era andata per fuggire dalla sua disillusione, ma comunque è ancora una ragazzina che gioca a fare la donna, e invece dovrà diventarlo. Era di te che avevo bisogno in quei momenti. Avevo bisogno che fossi tu rimboccarne le coperte, come facevi da ragazzina, avevo bisogno che tu ti alzassi la mattina mezz'ora prima di me, per comprarmi il latte che era finito la sera prima, mentre guardavamo un film. Avevo bisogno che ti svegliassi la notte sentendo i miei singhiozzi muti e venissi ad abbracciarmi in silenzio. Ma tu non c'eri...

E così, ancora una volta, le forze per ricominciare a vivere le ho dovuto trovare in me stessa. Nessuno ha ascoltato il mio pianto, e forse è stato meglio così: oggi posso fingere che non sia mai esistito. E a darmi la sferzata definitiva che mi ha portato a scendere di corsa dal letto, avvolgendomi in quelle coperte come in una corazza di diamante infrangibile, e ricominciare ad essere Carol, è stato un colpo d'aria gelida di nome Rospana.

Con il suo arrivo ho cominciato a perdonarti. Per quanto noi non ci siamo risparmiate nessun colpo, nessuna accusa, nessuna ferita, per quanto tra di noi siano sempre corse correnti di odio profondo come lo era stato l'affetto, per quanto siamo state sul punto di distruggerci a vicenda, noi il deserto dentro l'anima non l'abbiamo mai avuto. Rospana (non ti dispiace, vero, se la chiamo così?) nella vita ha creato solo il deserto. Non l'ha chiamato "pace", come diceva Tacito, ma "famiglia". Poco cambia.

Nel confrontarmi ogni giorno con lei, con i suoi intrighi e a sua voglia di vendetta, anche quando cercavo in ogni modo di non pensare a te, mi sono resa conto di quanto mi mancassi. E non era solo la Marina che mi riconosceva come sorella, a mancarmi. Un po' assurdamente rimpiangevo anche la Marina di tanto tempo fa. Quella che si era allontanata e poi aveva distrutto la vita, non per difendere il suo territorio, ora lo so, ma per la delusione che secondo lei le avevo dato: mentirle. In un certo senso comprendere la tua rabbia di allora mi ha restituito anche il nostro affetto, perché se non ci fosse stato l'uno nemmeno l'altra avrebbe avuto senso. E poi mi manca la Marina di un anno e mezzo fa, quella che perfino in carcere, sola, accusata di omicidio, spaventata per suo figlio, mi sapeva tenere testa, quella che non disconosceva l'affetto provato per Carla (perché il nemico era Carol) nemmeno dopo tanti anni, quella che dopo qualche "esitazione" (per cui ti ho quasi odiato, e fa male ammetterlo) si faceva da parte davanti al mio amore per Stefano.

È stato difficile guardarti negli occhi sapendo di avere ordinato la tua morte, Marina.
E non lo è stato mentre aspettavo l'esecuzione e ti odiavo. Chissà, forse è solo perché hai provato le stesse cose in passato che mi hai potuto perdonare. Allora c'era come un'aria rarefatta intorno a me, che mi rendeva invulnerabile a qualsiasi rimorso. È stato difficile dopo, quando il perdono di Stefano ha distrutto quell'armatura, e ho dovuto affrontare quello che ero stata capace di fare. Ho fatto quello che ho potuto per riscattare quel momento d'odio. Non sono riuscita ad andare oltre. Solo tu sai se è bastato, ma tu ora non ci sei.

E io ora, forse, dopo tanti mesi, capisco che uno dei motivi per cui te ne sei andata è stato aiutarmi a rialzarmi. Hai pensato che con te vicino avrei continuato a pensare a quanto era quanto avevo perso. Te l'avevo detto anche io. Ma era solo un modo per allontanarti. Non avrei voluto che tu te ne andassi, e non avrei voluto ritrovarmi sola. Perché quando devi rialzarti da solo, il rischio più grande non è fallire: è riuscire a farlo e rendersi conto che non permetterai mai più a nessuno di avvicinarsi e poi deluderti. Avrei voluto che capissi da sola tutto questo e forse lei fatto, ma hai comunque deciso di partire. Forse è stata la decisione più giusta, anche se ha messo di nuovo tanta distanza tra di noi...

Come hai detto tu un anno fa, il passato non si può cambiare. Il futuro si. Non smetterò mai di chiedermi come sarebbe stato ricominciare insieme, giorno dopo giorno, lite dopo lite, un passo un ceffone e una carezza, uno dopo l'altro. Ma non smetterò mai nemmeno di sperare che tutto questo prima o poi accadrà davvero. Quello che ci unisce è un legame troppo forte per essere spezzato. Si è forgiato in anni troppo importanti e ha resistito a tutte le tempeste che gli abbiamo scatenato contro, nelle nostre vite. Ci siamo ritrovate una volta, ci ritroveremo ancora.

Ti chiedo troppo se domando notizie del piccolo Pietro? Ho pensato spesso a lui negli ultimi tempi, a quanto ti abbia cambiato diventare madre... A come avrebbe potuto essere... Vorrei tanto una vostra foto da mettere accanto alla mia con Lavinia. Credimi, quando le persone che hai amato sono lontane, tutte, tenere vicino al cuore le loro foto e i loro ricordi può impedirti di fare delle sciocchezze, di dare fiducia alle persone sbagliate, per fuggire la paura di restare soli.

Chissà se puoi capire quello che sto cercando di dirti.

Ho aspettato tanto, prima di scriverti, e ora vorrei che questa lettera volasse più del vento. Mi manca poter discutere con te come una volta, eppure so di non essere pronta per sentirti o vederti di nuovo, non ancora. Qualcosa deve ancora accadere, prima che tutti tasselli si compongano. E nemmeno io so cosa. O forse sì, e non sono pronta nemmeno per quello. Non so se finora hai evitato di scrivermi perché hai deciso di escludermi di nuovo della tua vita, o perché volevi che fossi io a farlo. Nel primo caso ti auguro di essere felice, nel secondo... spero di ricevere presto qualcosa da te...

Carla
Ehm...Carol

:D
postato da: limmuccia alle ore 15:17 | Permalink | commenti (10)
categoria:le limmacce, diario di carol
lunedì, 08 settembre 2008

Mi sembrava un sogno. Per la prima volta ci avevo creduto davvero, in un futuro assieme. Felice, sereno. Ma chi ha sofferto e fatto soffrire come me non ha il diritto di illudersi. E se cede a quel lusso paga un prezzo altissimo: quello di avere vissuto per un istante qualcosa che non tornerà.

 



Quando Marina si è presentata alla mia porta, un mese fa, con le lacrime agli occhi e senza il coraggio di chiedere a voce alta un tetto e un po’ di conforto, il tempo è tornato in un vortice improvviso a 25 anni fa, quando ero io a bussare alla sua porta chiedendole di esserci.


Ma non avrei voluto ritrovarla, ritrovare i nostri gesti e quella piccola quotidianità che tanto ci era mancata, ad un costo così alto per lei. Avevo desiderato vederla di nuovo fragile, vulnerabile, come era stata, e come aveva reso me. Ma non così fragile. Non così tremante ad ogni squillo del telefono, non così angosciata da mettersi nelle mie mani.


La vita è strana a volte. Credevo di volerla colpire, di volerla vedere soffrire come non aveva mai sofferto, e quando questo è accaduto per mezzo di qualcun altro, liberandomi da ogni senso di colpa, ho capito che ogni suo colpo al cuore era un colpo anche per me. Perché quando si vuole bene a qualcuno come io ho voluto bene a Marina…il suo dolore diventa il tuo.


Non abbiamo parlato molto in questo mese, non quanto avrei voluto. Ma Marina ha sempre avuto due silenzi, uno per chi odiava, da usare come arma gelida, una lama di ghiaccio che colpiva da una distanza infinita, l'altro per chi amava, senza saperlo dire. Le è sempre stato più facile ferire che sanare le ferite inflitte con la sua voce, il suo timbro, i suoi sguardi. Eppure, fin da bambina, sapevo distinguere quei silenzi, quel suo voler bene senza dirlo, quella sua gratitudine per far parte della sua vita accettando anche i suoi lati meno appariscenti o affascinanti, quelle sue fragilità nascondendo le quali sarebbe diventata Marina Kroeger.


E in questo mese, ogni volta che ha cercato me invece di tutti gli altri, ogni volta che mi ha permesso di sfiorarla in un gesto di conforto senza levare nuovamente quella parete ruvida che tanto spesso ha usato per colpirmi, quell'istante in cui ha condiviso l'abbraccio - quanto breve! - di gioia per la liberazione di suo figlio… è stato come riavere indietro per qualche attimo la mia Marina, quella che mi aveva voluto bene.


E poi all'improvviso il terremoto. La confessione di Noemi, un momento in cui non so come ho fatto a trattenere lei e me dal farle pagare tutto e subito il dolore di un mese, e poi lo scontro con Rita... Una paura terribile di perdere di nuovo qualcuno di amato, l'unica cosa buona di un periodo in cui avevo dimenticato chi ero… l'unica piccola parte di me che vorrei tanto sopravvivesse a quei ricordi, come un diamantino blu come neppure la polvere peggiore ha scalfito.


Ma improvvisamente, quando il destino si è divertito a rimescolare le carte e a minacciare me di perdere mio figlio, mentre Marina poteva riabbracciare il suo - nemmeno per un momento avrei potuto esitare quando ho visto lo sguardo allucinato di Rita, il sangue mi è gelato dentro per il rischio che stava correndo…e vicina o lontana non potrei immaginare una vita senza di lei - improvvisamente Marina ha ritrovato quella parte di sé che non mi aveva più permesso di scorgere da quella notte. Credevo fosse morta con il nostro legame, invece l'ha salvata suo figlio. Quello sguardo e quelle mani che senza troppe parole - quanto sono stupide le parole a volte! - sanno dare tanto conforto.


Mi ha chiesto cosa potesse fare per me, ma l'unica cosa che davvero ora vorrei è il suo affetto, e l'affetto non si può esigere, solo accettare. In un momento come questo, in cui tutto sembra tremare, perdere consistenza, anche una certezza, che cerco disperatamente da tanto, sulla natura del legame che ci unisce potrebbe riportare un po’ di stabilità. Ma non posso chiederle nuovamente quel test. Ho perso il diritto di sapere la verità nel momento in cui sono scesa al livello di Rita, nel momento in cui sono stata capace di pagare un killer per ucciderla. E non l'ho mai saputo così bene come in questo momento.


Ma forse, se davvero la voce del sangue esiste, se davvero Marina ha riscoperto un po’ d'affetto per me, o semplicemente se il suo senso di giustizia avrà la meglio, allora quel test lo chiederà lei.

E sarà il segno che al di là della fredda biologia, una strada i nostri cuori l'hanno scoperta da soli, per ritrovarsi dopo vent'anni, ad essere …

Sorelle.

postato da: limmuccia alle ore 17:34 | Permalink | commenti (5)
categoria:diario di carol
martedì, 01 luglio 2008
Marina oggi si sposa. No, non la invidio, ora che anch'io ho provato quella magica sensazione che dà amare ed essere riamata. Nè desidero che sia infelice, anche se non so se Marco sia l'uomo giusto per lei. Ma non sarò al suo fianco.

Non mi aspettavo il suo invito, anche se forse una parte di me ci aveva sperato. Ma se pensava di comprarmi con una concessione calata dall'alto dei suoi occhi meravigliosi e gelidi, si sbagliava.



Non volevo trattenere Stefano, sapevo che avrebbe voluto partecipare al matrimonio di un fratello cui dopo tutto vuole bene davver. Chissà se in un'altra vita, se tutto fosse andato diversamente, io e Marina avremmo potuto sviluppare un rapporto simile al loro... Ma tra me e Marina c'è ancora un abisso, e non basta una mano tesa da lontano per superarlo.

Stefano non ha compreso il mio rifiuto alla cerimonia, e non mi aspettavo che capisse. Tra me e lei ci sono troppe immagini, troppi momenti, troppi fantasmi, troppi anni e troppi ricordi. Per questo volevo affrontarli, per essere accanto a lei nel momenti in cui si sposava. Ma lei non vuole affrontare il passato, vuole cancellarlo, e io non posso cancellare 25 anni, perchè sono quelli che mi hanno reso la donna che sono ora. O meglio, che ero, prima di incontrare Stefano e permettergli di riportare in vita la ragazzina che ero stata.

Non pensavo fosse possibile, ma accanto a lui è nata la voglia di pensare solo al futuro, ai nostri progetti, a nostro figlio, alla nostra vita insieme.L'amore di Stefano mi ha permesso di superare il dolore e il desiderio di vendetta, ma non sono più disposta,per quanto mi manchi ora, ad elemosinare senza condizioni un affetto che un tempo avevo, e ho perduto senza meritarlo.

Spero che Marina sia felice, oggi, lo spero con tutto il cuore. Forse quella serenità che cerca nel matrimonio le darà un giorno la forza di affrontare il nostro passato, le sue certezze, i suoi errori.
Sempre che non sia, quel giorno, troppo tardi. .
postato da: limmuccia alle ore 13:59 | Permalink | commenti (6)
categoria:diario di carol
domenica, 18 maggio 2008

Era quel cancello. Quella griglia, quella finestra e quelle inferriate attaccata alle quali guardavo il lago. Immobile, bellissimo, freddo, austero. Come divenne lei.


 

Ma prima di quel cancello, prima di quel cortile spoglio c’era stato il sole dei giardini della sua villa… c’era stato il nostro affetto, le piccole confidenze, poi le grandi. Quei 5 anni di differenza a volte sembravano più forti di tutte quelle distanze sociali che allora Marina superava senza problemi…sicura di se stessa e degli altri…di suo padre.

Eppure proprio la sua maturità, e le piccole follie che facevamo assieme, me la rendevano così unica, così speciale, così…Marina.

E poi l’inferno. Lei che mi odia, lei che mi rifiuta, lei che mi ferisce, mi colpisce, mi uccide. Uccide la Carla che avrei potuto essere. La Marina che era stata fino ad allora.
Io quella notte, dopo lo scontro in piscina, mentre tremante dal freddo ero nascosta in giardino dietro la nostra siepe, la guardavo.
La vidi organizzare le ricerche…e non muoversi dalla casa. Sarebbe bastato un gesto…sarebbe bastato che oltre a guardare quella siepe avesse fatto un passo per avvicinarsi…
Ma lei voleva presidiare il suo territorio. La sua casa. La sua vita. La sua famiglia. Io mettevo tutto in discussione? Io dovevo sparire.

25 anni. Le ho detto addio nascosta dietro una cancellata a quindici anni e l’ho ritrovata a sua volta in carcere…fiera, combattiva, dura. Come tanti anni fa non era. L’ho affrontata ad armi pari, mentre ogni giorno speravo che guardasse oltre le apparenze, oltre i vestiti firmati, le grandi cariche, i discorsi pomposi….e riconoscesse quella che ero stata.
Sei mesi nella speranza, e nel timore, di sentirla ancora pronunciare il mio nome.

Quanto è assurda la vita.
Crudelmente generosa a volte.
Alla fine quel momento è arrivato, nell’unico istante di verità.
E mentre lei mi guardava di nuovo incredula, di nuovo senza fiducia, con quel rancore che non ho mai sopportato perché non lo meritavo, una parte di me voleva ferirla, farle soffrire tutto quello che ho sofferto io… Renderla fragile e impaurita come ero io. Era Carol. La Carol vendicativa e cinica e forte che era nata in quella notte di gelo.

Ma sentirle pronunciarequel nome…vedere i suoi occhi finalmente riconoscermi…quel momento ha assurdamente riportato in vita la Carla che credevo si fosse spenta tanto tempo fa.
E Carla, accidenti a lei, a me, da Marina continua a volere quel maledetto abbraccio che mi ha negato tanti anni fa. Smetterò mai di desiderare di ritrovare, per un istante solo, quell’affetto che viveva in ogni risata e in ogni litigata sotto gli alberi di Lugano?

Non ha grande importanza ormai. La mia fuga è una follia solo momentanea, sentire Stefano dubitare per un istante di me è stato insopportabile. Ma non ho mutato avviso. Affronterò le conseguenze di ciò che ho fatto. E questo vorrà dire trovarmi nuovamente di fronte Marina, senza nessuna speranza se non in un gesto di generosità da parte sua. Meglio sarebbe attenderlo da un pescecane. Finalmente potrà ottenere le vendette che non consumò 25 anni fa.

Cos’è che mi attende a Torino? Essere umiliata, colpita da lei, senza potermi difendere? La prigione, l’esilio, perdere tutto? E che sarà di mio figlio? Colpirà anche lui? Me lo strapperanno non appena sarà nato?
Pensare di dovere ascoltare ancora una volta la sua voce indurirsi di odio nei miei confronti mi fa impazzire.

Eppure quando guardo questo lago, questo cielo che ci ha visto bambine, in un angolo nascosto di me non rinuncia a vivere l’illusione che un giorno, quando tutto questo sarà finito, sarà il cuore a vincere sulla ragione, il perdono sul rancore, il sole sulle nubi…e noi usciremo insieme dalla tempesta, guidando le vele della stessa barca…senza più paura delle onde.

P.s. Nota di Lim3: se arrivo senza troppi danni alla fine di questo periodo, in cui Diari, limmacce e commenti parlano sempre di una certa Carla, mi considero vaccinata a vita dalla schizzofrenia.

postato da: limmuccia alle ore 23:02 | Permalink | commenti (15)
categoria:diario di carol
giovedì, 01 maggio 2008


Trovarmi davanti a Stefano, esposta al suo odio, al suo rancore…credevo che avere tutto dentro di me fosse la cosa peggiore, vederlo innamorato di me e sapere che amava una donna inesistente mi faceva soffocare…ma vederlo, ascoltarlo mentre mi disintegro davanti ai suoi occhi…e di tutto il nostro amore resta solo la punta di un odio profondo…questo mi uccide.

E proprio ora che vedo i suoi occhi toccare il fondo di quello che ho fatto, proprio ora che lui conosce gli abissi in cui sono caduta, tante volte e sempre rialzandomi, indurendomi ogni volta, proprio ora non so se sarò in grado di farlo. Non so se potrò sopravvivere ad una vita senza Stefano.

Amare rende fragili, molto prima di rendere forti. Soprattutto rende fragile chi non sa amare perché non è stato amato. Amare per la prima volta, senza difese, senza limiti, fa dimenticare ogni elementare regola di prudenza. Fa dimenticare che si è sofferto…e farà soffrire ancora. Fa dimenticare che si è stati felici…perché renderà felici come non si è mai stati.

E dopo quei momenti di assoluto…ripiombare negli errori, nella confusione, nella disperazione che il mio passato provocherà sempre…è devastante.

C’è un figlio dentro di me, dovrei essere forte per lui, dovrei resistere, dovrei conservargli suo padre…ma per quanto mi senta sua madre, in questo momento è la donna che urla dentro di me. La donna che sente di perdere l’uomo che ama, che ha saputo richiudere le sue ferite, che ha saputo amarla come nessuno aveva fatto, che ha saputo inondare si sole una stanza che era sempre rimsta al buio.

Farmi odiare da chi vorrei amare. Questo sembra il mio destino. Vent’anni fa persi Marina, che non voleva scambiare i suoi previlegi, l’idea immensa che aveva di suo padre, con il mio affetto, la mia esistenza. Ed oggi perdo Stefano.

Per salvare un filo di speranza, per lui, ho fatto rivivere alla Carol quindicenne cacciata da Villa Salvini quello che non avrei mai voluto rivivere. Per lui ho accettato di essere umiliata, colpita, ferita, nonostante il dolore che ogni singolo sguardo di Stefano mi provoca.

Per avere una speranza con lui sarei disposta a restare imprigionata a vita a Torino, a Lugano, in una soffitta o in una cella. Ma senza quella speranza…c’è solo il buio per me.

postato da: limmuccia alle ore 22:55 | Permalink | commenti (9)
categoria:diario di carol
sabato, 05 aprile 2008


Parla Carol: Stefano vivrà! La mia pazzia non l’ha ucciso, vivrà! Uscirà al sole, respirerà, riderà, ballerà, potrà amare…amarmi…se vorrà ancora. I suoi occhi, tra le bende che quasi mi accecano col loro candore e la loro muta accusa, hanno perso la durezza dell’ultimo mese…i suoi dinieghi sembrano dimenticati, la nostra lontananza una parentesi finita…Marina un capitolo chiuso.

Eppure…quanto durerà tutto questo? Quando lei tornerà lui mi lascerà di nuovo? Oppure lo farà quando leggerà nei miei occhi che ho rischiato di ucciderlo? Non so per quanto riuscirò a trattenermi dall’abbracciarlo chiedendogli perdono, non so se riuscirò a fare l’amore con lui sentendomi così colpevole, non so se riuscirò a vivere con questo peso, con quest’ombra su ogni raggio di luce che è ogni momento passato con lui. Confessare sarebbe inutile. Non mi perdonerebbe mai. Non posso farlo neppure io…ma la sua condanna potrei accettarla…potrei vivere la vita espiando ogni giorno pur di vederlo vivo, felice…è il suo odio che mi ucciderebbe. E per quanto sappia di meritarlo non posso condannarmi a vederlo nei suoi occhi, non sopravvivrei.

 Oggi quando la sua mano ha stretto la mia, quando i suoi occhi si sono aperti… mi è sembrato che la luce della stanza d’ospedale, così fredda di solito, esplodesse in un bagliore vivissimo, come è lui…come è il mio amore, come l’ho sentito vivo dentro di me più che mai…mentre qualcosa mi strozzava il respiro in gola e poi me lo restituiva come un soffio d’aria gelida di montagna…come il primo respiro dopo una notte di apnea…

 Marina…avrei voluto…no, per quanto detesti ammettere davanti a me stessa la mia viltà, non ho mai davvero voluto vederla morta. Ho tentato con tutte le mie forze di chiudere gli occhi, di freddare il mio cuore, di trasformarmi in quello che lei è stato per me, ma non è stato possibile.

Se l’avessi uccisa in quella maledetta macchina so che non me lo sarei perdonato meno che se avessi ucciso Stefano.

Perché forse, in tutti questi anni, una parte di me ha vissuto indurendosi per assaporare un giorno la vendetta contro di lei, ma l’altra s’è conservata innocente, pura, come ero io a quattordici anni, per meritare il suo affetto, ha atteso vent’anni per udirla pronunciare senza odio la parola “sorella”…è la parte che Stefano ha amato in me, la parte che mi ha impedito di rovinare me stessa nonostante tutto, la parte che non mi permette di andare fino in fondo quando l’odio prende il sopravvento, perché poi … non sarei più degna di lei.

P.s. Devo cercare un altro killer per fare fuori il primo. Possibilmente più professionale. Quasi quasi guardo nell’agenda di Marina.
postato da: limmuccia alle ore 21:01 | Permalink | commenti (3)
categoria:diario di carol
sabato, 16 febbraio 2008
Da oggi una nuova rubrica, direttamente dagli scrigni delle femmes fatales di Centovetrine. D'ora in poi stralci dei diari delle protagoniste appariranno online...ma la nostra talpa dovrà rimanere segreta.



Parla Carol: "Se c'è qualcosa che ho sempre ritenuto assurdo, in tutti questi anni, è l'affidare i miei segreti, custoditi tanto gelosamente, a delle carte che potrebbero prima o poi incriminarmi.

Ma a questo punto...la mia sovrumana prudenza a cosa ha portato? L'uomo che ama mi ignora, la donna che m'ha rovinato la vita una volta, mia sorella, è tornata di colpo senza che potessi impedirlo a mettere tutto in discussione. Mio marito...marito! mi detesta, e il modo che avevo di controllarlo non esiste più.
Sonia da quando ho fracassato quell'orrendo vaso cinese mi guarda con una certa inquietudine negli occhi...i sonniferi non fanno più il loro dovere.
Forse dovrei acquisire la società che li produce e licenziare la responsabile del reparto chimica e farmaceutico. Anzi, tutti i chimici.

Ieri, San Valentino.
Una festa che ho sempre ritenuto così frivola e inutile, così felicemente solitaria.
E adesso, invece, che avrei voluto trascorrere una serata speciale con Stefano, ora che avrei le possibilità di avere tutto...soldi, potere, comodità, rispetto da parte di tutto il mondo...

Lui preferisce Marina! Ancora una volta, l'uomo più importante della mia vita, preferisce lei!
Lei che non ha dovuto sudarsi nulla, che con un sorriso e uno scuotere i capelli rossi ha sempre ottenuto tutto, lei che tutti hanno sempre voluto compiacere...lei che non è mai stata rifiutata, lei che mi ha fatto conoscere il dolore, l'umiliazione, la rabbia, la voglia di rivalsa.
Lei che ho ammirato con tutto il cuore a dieci anni, lei che mi dimostrava amicizia, lei che mi sembrava perfetta, lei che mi voleva bene...
Lei...lei che ora voglio distruggere."
postato da: limmuccia alle ore 14:25 | Permalink | commenti (8)
categoria:diario di carol