L'ho scritta un mese fa, la pubblico oggi. Sarà l'effetto "statistica".
Marina risponde a questa lettera di Carol.

"Quando ho letto il tuo nome sulla busta in arrivo da Torino ho pensato a un'omonimia, a uno scherzo di qualche buontempone, a una citazione davanti a un tribunale. Non avrei mai pensato di ricevere ancora una tua lettera.
Ci sono sere in cui mi manca talmente tanto chiamarti e ritrovarti, ritrovare la me stessa che ero con te, che mi metto a chiacchierare con te in cucina. Immagino il tono di voce che avrei, le risate che faremmo, poi torno la persona seria e razionale di sempre, faccio il sorrisetto amaro che ho imparato a eseguire tanto bene, penso che il passato è passato, e tiro innanzi. E in una parte nascosta di me resta qualcosa che si chiede come sarebbe andata se le cose fossero andate in modo diverso, se avessimo dato una possibilità a ciò che poteva essere, e non è stato.
Quando mi hai detto addio, mascherandolo dietro quel freddo saluto chiuso in un'auto, nel gelo di quel giorno in cui le nubi del cielo le avevamo rubate tutte noi, nascondendole nei nostri cuori, ho pensato fosse per sempre.
A volte nelle nostre lettere alcune cose trovano spazio e altre le lasciamo nella penna, sigillando una pagina destinata a occhi che vedano oltre le linee tracciate dall'inchiostro.Nella tua, silenzioso tra le frasi amare, riecheggia un “perché?”. Forse lo sai, perché. Ma è giusto che sia io a scriverlo.
Non è facile indossare il saio da penitente dopo essersi circondata per anni di gioielli e di velluto. I miei gioielli erano i miei ricordi. I miei velluti, le certezze in cui mi adagiavo. Che mio padre fosse perfetto, tua madre una sgualdrina, tu una bugiarda e io un'amica tradita. Erano i ruoli che il destino aveva assegnato ai personaggi della mia storia, e tali dovevano restare per sempre. Invece da un giorno all'altro il cristallo attraverso cui guardavo il mondo tenendolo distante si è frantumato in mille pezzi, taglienti, dolorosi, costringendomi ad affrontare la realtà.
Tu hai rischiato la tua vita e la tua felicità per me, per mio figlio. Non l'avresti fatto, se fossi stata davvero la persona che avevo disprezzato per anni. Il copione non lo prevedeva. E il mio, di copione, a quel punto è saltato. Per un momento ho pensato davvero che potessimo cominciarne uno nuovo di zecca, come se il passato non esistesse. E, per un momento, forse, l’hai sperato anche tu. Ma il cuore è un quaderno che non dimentica nessuna delle sue infinite pagine e che non si può imbrogliare.
Meritavi una sorella capace di amare i tuoi silenzi, i tuoi rimbrotti e le tue occhiatacce, prima di osare chiedere il tuo affetto. Ma non si cambia pelle dopo vent’anni. Tu mi avevi rifiutato, io me ne sono andata. Forse ho pensato che fosse la cosa migliore anche per te. Forse sono solo stata una vigliacca incapace di aspettare il momento in cui ti fossi resa conto che di una sorella come me potevi fare a meno per un’altra vita.
Vent'anni fa ti avevo lasciato in una piscina in fin di vita, a lottare da sola per sopravvivere, e a settembre l’ho fatto di nuovo, pensando in malafede che senza di me tutto ti sarebbe stato più facile. Si potrebbe dire che avermi avuto come sorella ti ha resa forte, combattiva, la donna unica che sei. Oppure che quella stronza di tua sorella ti ha sempre fatto sentire sola, e che le corazze che hai mostrato al mondo, lucenti nel loro splendore, servivano per prima cosa a difendere te dalle fragilità, dalla solitudine e dalle ferite che ti avevo portato io.
Quando ho saputo della partenza di Stefano ho avuto l'impulso fortissimo di tornare, mandare a quel paese le tue riserve, e costringerti ad accettare il mio affetto. Ma tu non mi avevi chiamato, e l'ultima corsa di cui avevi bisogno era un’altra violenza. O forse è stato l’ennesimo schermo che ho preferito innalzare davanti ai miei occhi per non vedere la paura gigantesca che cresceva dentro di me: quella di un rifiuto, questa volta definitivo.
Potrei dirti che per quanto non sia mai stata una santa, l'immagine esatta del male che ti ho fatto l'ho avuta solo un anno fa. E che di tempo e spazio per recuperare ha bisogno non solo chi un colpo lo subisce ma anche chi lo ha vibrato. Dovevo trovare il modo di perdonarmi, prima di cercare nuovamente un contatto con te.
Potrei dirti che ho creduto mi avessi tagliato fuori dalla tua vita per sempre, e che ho preferito accettare questo dolore (mi crederai quando ti dico che mi sei mancata come l’aria che respiro e che senza di te mi sento incompleta, irrisolta?) piuttosto che rischiare lottare e perdere ancora, e ancora. Non si può costringere nessuno, neppure chi amiamo, ad amarci e perdonarci.
In fondo sarebbero tutte scuse e lo sai. Come sai che ogni giorno, per mesi, ho guardato il telefono, e poi ho rinunciato ad alzarlo, per paura di sentire una distanza incolmabile nella tua voce. Ma ho parlato abbastanza di me. Non credevo avrei avuto un'altra occasione con te, e se per qualche motivo tu o il destino avete deciso di smentirmi anche questa volta, ne sono troppo felice per chiedermi davvero perché.
Nelle tue righe c'era un'altra domanda, silenziosa ma presente: mi chiedevi senza parole cosa io provi oggi per Ettore. Ci sono sentimenti che non possono essere compiutamente compresi nemmeno da chi li prova. Tantomeno possono essere espressi. Per Ettore e con Ettore io ho provato negli anni attrazione ripulsa amore odio passione vendetta rimpianto rimorso inferno e paradiso. Ho desiderato più di ogni altra cosa dargli un figlio e vivere con lui, per sempre, ma ci sono stati momenti in cui avrei fatto qualsiasi cosa per togliergli il futuro e ridurlo in schiavitù, nelle mie mani.
Forse quando si superano certi limiti un rapporto non può più tornare nei canoni della normalità, della quotidianità. Gli argini non reggerebbero quelle correnti troppo impetuose. E Troppi ricordi affollerebbero ogni gesto, ogni giorno. O forse, semplicemente, ho sofferto troppo a causa sua per aver il coraggio, ora, di rischiare tutto per provare ad essere felice, con lui.
Ci sono periodi nella vita in cui le vette irrinunciabili si chiamano riscatto, successo, vendetta, passione. Altri in cui serenità e stabilità sembrano già risultati eccellenti. Non è detto che i primi non possano tornare per me ma ora io vivo nel secondo tempo della vita, mentre tu cerchi di convincerti di esserci arrivata, e invece non puoi uscire dal primo senza averlo percorso interamente.
Non credo che tu mi abbia parlato di Ettore perché lo vedi come un potenziale socio o un rivale in affari. Questa volta in gioco non stai mettendo le azioni del gruppo Ferri, ma il tuo cuore e il tuo equilibrio. Non so se ne sei pienamente consapevole. E allora, se per il tuo bene devo essere sincera, non posso dar voce a nessun ottimismo. Una storia con Ettore Ferri può essere una riga illustre nel carnet dei flirt torinesi, ma innamorarti di lui sarebbe il modo migliore per distruggerti. Ettore è come la fiamma, che attrae il lato animale che è in noi dalla notte dei tempi, pericolosa e seducente, misteriosa e in piena luce… È capace di ferirti per sempre e di farti pensare che valga la pena di rischiare, perché tu sarai la donna che lo cambierà.
Può darsi che i miei timori siano fondati, o che tu sia davvero la donna giusta, quella che finalmente lo renderà una persona migliore. Può darsi che un giorno io capisca di non poter vivere senza di lui e decida di riprendermelo, suscitando di nuovo il tuo odio. Non voglio nascondertelo, tra me e Ettore non sarà mai finita.
Ma, Carol, quello che desidero sopra ogni altra cosa, in questo momento, è che tu sia felice. E che in un angolo di questa felicità, che per tanto tempo la mia esistenza e i miei gesti ti hanno negato, tu trovi la forza per perdonarmi, o almeno per concedermi quella possibilità che ti chiesi un anno fa e che tu mi negasti, forse a ragione: essere tua sorella.
Il resto, sarà il nostro futuro.
Marina.



