CentoVetrine Fans Blog


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sabato, 12 settembre 2009
UPDATE: Il file in PDF delle lettere di Marina e Carol è questo (cliccare e salvare). Grazie Robbie per averlo chiesto.

L'ho scritta un mese fa, la pubblico oggi.
Sarà l'effetto "statistica".
Marina risponde a questa lettera di Carol.




"Quando ho letto il tuo nome sulla busta in arrivo da Torino ho pensato a un'omonimia, a uno scherzo di qualche buontempone, a una citazione davanti a un tribunale. Non avrei mai pensato di ricevere ancora una tua lettera.

Ci sono sere in cui mi manca talmente tanto chiamarti e ritrovarti, ritrovare la me stessa che ero con te, che mi metto a chiacchierare con te in cucina. Immagino il tono di voce che avrei, le risate che faremmo, poi torno la persona seria e razionale di sempre, faccio il sorrisetto amaro che ho imparato a eseguire tanto bene, penso che il passato è passato, e tiro innanzi. E in una parte nascosta di me resta qualcosa che si chiede come sarebbe andata se le cose fossero andate in modo diverso, se avessimo dato una possibilità a ciò che poteva essere, e non è stato.

Quando mi hai detto addio, mascherandolo dietro quel freddo saluto chiuso in un'auto, nel gelo  di quel giorno in cui le nubi del cielo le avevamo rubate tutte noi, nascondendole nei nostri cuori, ho pensato fosse per sempre.In fondo avevi, e hai, tutto il diritto di volermi fuori dalla tua vita, Carol. E io, fuggendo di nuovo dall'unica possibilità che avevamo di ritrovarci, ti ho dato l’ennesimo motivo di detestarmi. Ma tu mi scrivi...

A  volte nelle nostre lettere  alcune cose trovano spazio e altre le lasciamo nella penna, sigillando una pagina destinata a occhi che vedano oltre le linee tracciate dall'inchiostro.Nella tua, silenzioso tra le frasi amare, riecheggia un “perché?”. Forse lo sai, perché. Ma è giusto che sia io a scriverlo.

Non è facile indossare il saio da penitente dopo essersi circondata per anni di gioielli e di velluto. I miei gioielli erano i miei ricordi. I miei velluti, le certezze in cui mi adagiavo. Che mio padre fosse perfetto, tua madre una sgualdrina, tu una bugiarda e io un'amica tradita. Erano i ruoli che il destino aveva assegnato ai personaggi della mia storia, e tali dovevano restare per sempre. Invece da un giorno all'altro il cristallo attraverso cui guardavo il mondo tenendolo distante si è frantumato in mille pezzi, taglienti, dolorosi, costringendomi ad affrontare la realtà.

Tu hai rischiato la tua vita e la tua felicità per me, per mio figlio. Non l'avresti fatto, se fossi stata davvero la persona che avevo disprezzato per anni. Il copione non lo prevedeva. E il mio, di copione, a quel punto è saltato. Per un momento ho pensato davvero che potessimo cominciarne uno nuovo di zecca, come se il passato non esistesse. E, per un momento, forse, l’hai sperato anche tu. Ma il cuore è un quaderno che non dimentica nessuna delle sue infinite pagine e che non si può imbrogliare.

Meritavi una sorella capace di amare i tuoi silenzi, i tuoi rimbrotti e le tue occhiatacce, prima di osare chiedere il tuo affetto. Ma non si cambia pelle dopo vent’anni. Tu mi avevi rifiutato, io me ne sono andata. Forse ho pensato che fosse la cosa migliore anche per te. Forse sono solo stata una vigliacca incapace di aspettare il momento in cui ti fossi resa conto che di una sorella come me potevi fare a meno per un’altra vita.

Vent'anni fa ti avevo lasciato in una piscina in fin di vita, a lottare da sola per sopravvivere,  e a settembre l’ho fatto di nuovo, pensando in malafede che senza di me tutto ti sarebbe stato più facile. Si potrebbe dire che avermi avuto come sorella ti ha resa forte, combattiva, la donna unica che sei.  Oppure  che quella stronza di tua sorella ti ha sempre fatto sentire sola, e che le corazze che hai mostrato al mondo, lucenti nel loro splendore, servivano per prima cosa a difendere te dalle fragilità, dalla solitudine e dalle ferite che ti avevo portato io.

Quando ho saputo della partenza di Stefano ho avuto l'impulso fortissimo di tornare, mandare a quel paese le tue riserve, e costringerti ad accettare il mio affetto. Ma tu non mi avevi chiamato, e l'ultima corsa di cui avevi bisogno era un’altra violenza. O forse è stato l’ennesimo schermo che ho preferito innalzare davanti ai miei occhi per non vedere la paura gigantesca che cresceva dentro di me: quella di un rifiuto, questa volta definitivo.

Potrei dirti che per quanto non sia mai stata una santa, l'immagine esatta del male che ti ho fatto l'ho avuta solo un anno fa. E che di tempo e spazio per recuperare ha bisogno non solo chi un colpo lo subisce ma anche chi lo ha vibrato. Dovevo trovare il modo di perdonarmi, prima di cercare nuovamente un contatto con te.

Potrei dirti che ho creduto mi avessi tagliato fuori dalla tua vita per sempre, e che ho preferito accettare questo dolore (mi crederai quando ti dico che mi sei mancata come l’aria che respiro e che senza di te mi sento incompleta, irrisolta?) piuttosto che rischiare lottare e perdere ancora, e ancora. Non si può costringere nessuno, neppure chi amiamo, ad amarci e perdonarci.

In fondo sarebbero tutte scuse e lo sai. Come sai che ogni giorno, per mesi, ho guardato il telefono, e poi ho rinunciato ad alzarlo, per paura di sentire una distanza incolmabile nella tua voce. Ma ho parlato abbastanza di me. Non credevo avrei avuto un'altra occasione con te, e se per qualche motivo tu o il destino avete deciso di smentirmi anche questa volta, ne sono troppo felice per chiedermi davvero perché.

Nelle tue righe c'era un'altra domanda, silenziosa ma presente: mi chiedevi senza parole cosa io provi oggi per Ettore. Ci sono sentimenti che non possono essere compiutamente compresi nemmeno da chi li prova. Tantomeno possono essere espressi. Per Ettore e con Ettore io  ho provato negli anni attrazione ripulsa amore odio passione vendetta rimpianto rimorso inferno e paradiso. Ho desiderato più di ogni altra cosa dargli un figlio e vivere con lui, per sempre,  ma ci sono stati momenti in cui avrei fatto qualsiasi cosa per togliergli il futuro e ridurlo in schiavitù, nelle mie mani.

Forse quando si superano certi limiti un rapporto non può più tornare nei canoni della normalità, della quotidianità. Gli argini non reggerebbero quelle correnti troppo impetuose. E Troppi ricordi affollerebbero ogni gesto, ogni giorno. O forse, semplicemente, ho sofferto troppo a causa sua per aver il coraggio, ora, di rischiare tutto per provare ad essere felice, con lui.

Ci sono periodi nella vita in cui le vette irrinunciabili si chiamano riscatto, successo, vendetta, passione. Altri in cui serenità e stabilità sembrano già risultati eccellenti. Non è detto che i primi non possano tornare per  me ma ora io vivo nel secondo tempo della vita, mentre tu cerchi di convincerti di esserci arrivata, e invece non puoi uscire dal primo senza averlo percorso interamente.

Non  credo che tu mi abbia parlato di Ettore perché lo vedi come un potenziale socio o un rivale in affari. Questa volta in gioco non stai mettendo le azioni del gruppo Ferri, ma il tuo cuore e il tuo equilibrio. Non so se ne sei pienamente consapevole. E allora, se per il tuo bene devo essere sincera, non posso dar voce a nessun ottimismo. Una storia con Ettore Ferri può essere una riga illustre nel carnet dei flirt torinesi, ma innamorarti di lui sarebbe il modo migliore per distruggerti. Ettore è come la fiamma, che attrae il lato animale che è in noi dalla notte dei tempi, pericolosa e seducente, misteriosa e in piena luce… È  capace di ferirti per sempre e di farti pensare che valga la pena di rischiare, perché tu sarai la donna che lo cambierà.

Può darsi che i miei timori siano fondati, o che tu sia davvero la donna giusta, quella che finalmente lo renderà una persona migliore. Può darsi che un giorno io capisca di non poter vivere senza di lui e decida di riprendermelo, suscitando di nuovo il tuo odio. Non voglio nascondertelo, tra me e Ettore non sarà mai finita.

Ma, Carol, quello che desidero sopra ogni altra cosa, in questo momento, è che tu sia felice. E che in un angolo di questa felicità, che per tanto tempo la mia esistenza e i miei gesti ti hanno negato, tu trovi la forza per perdonarmi, o almeno per concedermi quella possibilità che ti chiesi un anno fa e che tu mi negasti, forse a ragione: essere tua sorella.

Il resto, sarà il nostro futuro.

Marina.

 

...(file in pdf)...

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categoria:diario di marina
sabato, 20 settembre 2008
Piccola premessa: lo so, mi sono fatta attendere con questo diario. Ma sapevo che scriverlo non sarebbe stato facile, perchè in un certo senso questo è il mio saluto a Marina. E infatti sto giusto asciugando cameretta e pavimento da un paio di attimi di commozione ( e dai gavettoni di una matricola impertinente, non c'è più rispetto per gli anziani al 5 anno). Bando alle parole mie, anche perchè il magone sta ancora lì. Ed ecco il Diario di Marina.

Mi perdonerà mai? Per vent'anni ho vissuto chiedendomi se avrei perdonato Carla, se lei avesse trovato il coraggio di tornare da me. Nella mia insulsa rabbia orgogliosa ho immaginato il suo volto penitente chino di fronte al mio, il suo essere fragile, bisognosa di un gesto che stava a me concedere o no. E mi chiedevo se sarei riuscita a farlo quel gesto.



Ora so che sarò io a doverlo chiedere. E ho il terrore che dopo avere deciso di aiutarmi nel momento più difficile per me, ora sia lei a non perdonarmi. A chiudermi fuori da una vita che le ho distrutto. Due volte.

Quando Rita mi ha posto di fronte alla scelta tra Marco e Pietro, tutto è diventato confuso per me. Ero in mezzo alla gente di Torino, ma mi sentivo su una montagna deserta, brulla, fredda, con una foschia grigia pronta a scendere su di me.

Non so cosa ho fatto quella sera. In alcuni momenti i pensieri razionali scompaiono, e pertanto non ci saranno ricordi razionali. Ho solo una vaga memoria di luci accese intorno a me, di urti, di freddo. Non so come ho fatto a guidare, ma so che i ricordi ricominciano nitidi dal momento in cui ho bussato a casa sua e lei mi ha aperto, guardandomi con quell'espressione sbalordita e poi indecifrabile che non conosceva quando era bambina, e non sapeva ancora nascondere i suoi sentimenti.

Non so cosa mi aspettassi. In quel momento nulla funzionava in me, se non una voce che diceva imperiosa "Vai da lei". Non ho detto nulla quando ha aperto la porta. Non c'era nulla da dire. Mi stavo presentando a casa sua, nella casa dove l'avevo relegata togliendole tutto quello che aveva, chiedendo nemmeno io so cosa.

Io ero fuori, al freddo, con le braccia serrate intorno al corpo, forse a difendermi da quello che avrebbe potuto dirmi: Lei era sull'orlo del suo salotto, del nido che condivideva con l'uomo amato e un figlio in arrivo. Non credo di avere mai invidiato tanto qualcuno come in quel momento ho invidiato lei.

E nemmeno lei ha detto nulla. Però mi ha fatto entrare. E ha chiamato Marco per coprire la mia fuga. Sembrava di essere tornate ai tempi in cui ci nascondevamo a vicenda dai nostri genitori.

Nostri.

Mi fa paura pensare a domani. Ho paura dell'arrivo di quella lettera, di un responso che dica a lettere di fuoco che nella mia vita così lineare e perfetta ho sbagliato tutto. Che non ho diritto di chiederle niente, nemmeno il suo perdono.

Ho cercato di prepararmi al peggio in questi giorni di attesa, dopo quello che è successo in ospedale. Di immaginare una sua reazione, la più dura possibile, tutto quello che potrebbe rinfacciarmi. La mia vita senza di lei. Come è stato per tanti anni. Dopo tutto ha cercato di uccidermi.

Ma la mente e il cuore sono una strana cosa. Resistono per vent'anni ai richiami dell'affetto e dei ricordi senza un solo cedimento... e crollano all'improvviso. Rendendomi inerme di fronte a me stessa.

Una parte di me vorrebbe ricordare tutto quello che mi ha fatto, vorrebbe pensarla mentre dà l'ordine di uccidermi - e io conosco il brivido di potere che dà quella frase e il senso di desolazione immensa che segue - ma quell'immagine svanisce prima che io possa trarne abbastanza forza, e quello che compare è Carol che mi accoglie in casa sua senza chiedermi nulla, senza sfiorarmi, disposta anche a farsi ignorare pur di darmi conforto.

Su quel divano, con le nostre storie intorno a noi e tra di noi, come nuvole che solo a tratti si diradavano permettendoci di guardarci negli occhi, ho ritrovato quel desiderio intensissimo di un abbraccio che avevo perso tanti anni fa.

Mentre lei non chiedeva nulla io avrei voluto dirle tante cose... nei momenti in cui si è più fragili tutte le barriere levate contro il mondo perchè non veda i nostru dubbi e le nostre paure crollano, di schianto. E la voce invece restava in gola. Sapevo che se avessi iniziato a parlare non avrei più smesso, come sapevo che affrontare il nostro passato in un presente così terribile sarebbe stato qualcosa che nemmeno io potevo fare senza perdere ogni difesa. Ma senza parole non si possono chiedere abbracci.

Come farò se domani quando saprà la verità Carol riverserà su di me tutto l'odio che ha diritto di provare per me... e mi dirà di dimenticare quel momento struggente e dolcissimo in ospedale in cui è stata lei ad abbattere ogni barriera pur di ritrovarci un istante? Come farò se l'affetto che per un attimo avevamo sentito di nuovo entrambe si trasformerà di nuovo in odio? E' un ciclo che si chiude... e si può superare una volta, non due.

Siamo donne di un odio pericoloso. Non ho dimenticato Villa Savini  data alle fiamme perchè io soffrissi. Come lei non ha dimenticato la denuncia implacabile che presentai contro una ragazzina sedicenne che aveva solo cercato di rivedermi, e le costò un anno di riformatorio.

Dovrei vivere quello che ha vissuto lei allora, dovrei tremare
la notte in cella e sentirmi sola e odiata per vent'anni, prima di osare chiederle di riaccettarmi nella sua vita.

Fino a pochi mesi fa quel test non lo avrei fatto per nessuna ragione al mondo. Ora sono qui a pregare che dia esito positivo, e non importa se dovrò odiare mio padre per questo. Forse mi renderà il suo ricordo più umano. Forse Carol è l'ultimo regalo che mi ha lasciato, il più prezioso. Sono stata io a non sapere quanto.

In tutta la mia vita sono riuscita a capire quanto fossero importanti le persone che amavo, solo dopo averle perse. Mia madre, con cui ho rivaleggiato a lungo in bellezza e intelligenza, fino al giorno in cui se n'è andata, e ho capito quanto avessi desiderato il suo affetto. Ettore, che ho amato più della mia vita arrivando a compiere azioni in confronto alle quali Carol non ha fatto nulla, e che un giorno dovrò confessare a mio figlio, raccontandogli di essere stata capace di amare suo padre solo quando era troppo tardi.

Carol. Cui ho distrutto il futuro due volte. E che pure mi ha chiesto un abbraccio nel momento più difficile della sua vita. Vent'anni fa la respinsi ferendola a morte, questa volta sono riuscita a superare quei maledetti blocchi che mi impediscono di amare e stringerla al cuore come se fosse l'ultima volta. Forse lo è stata.

E' tempo di sapere la verità. E di affrontare la mia vita e il mio passato, qualunque umiliazione possa costarmi davanti a lei. Perchè nessun prezzo sarebbe tanto alto quanto perderla. E poi sarà lei a decidere cosa sarà del nostro futuro. Posso solo pregare che il ricordo delle due bambine che giocavano sotto gli alberi di Lugano sia in lei così forte da farle perdonare le donne terribili che siamo diventate.

Perchè soltando perdonandoci l'un l'altra potremo tornare ad abbracciarci, volerci bene, ritrovarci nei nostri occhi, ed essere finalmente l'una per l'altra

Sorelle.

postato da: limmuccia alle ore 18:39 | Permalink | commenti (11)
categoria:diario di marina
venerdì, 04 luglio 2008
Arriverà mai la fine di quest'incubo? Doveva essere il giorno più bello della mia vita, si è trasformato nel più terribile. Neppure il giorno in cui ho ordinato l'omicidio di Ettore, neppure quando ho creduto di averlo colpito a morte...nemmeno allora la tenebra che stringeva il mio cuore era così stretta: sapevo quello che mi attendeva.



Ora non so nulla, se non che il mio piccolo non è con me, che non sento la sua voce prima di addormentarsi, che non posso sfiorargli i capelli che mi ricordano cosi tanto quelli di Ettore quando si addormenta e non può accorgersi che resterei a guardarlo dormire per tutta la vita... Chi gli starà accanto la sera, ora? Chi gli racconterà le favole e gli farà capire che tutto finirà bene? Chi sono coloro che l'hanno rapito? Cosa vogliono da me?

Carol al mio matrimonio: è stato sconvolgente vedermela davanti con quell'espressione. Per un istante mi è sembrato di tornare indietro di 25 anni, ai momenti in cui quella bambina che sentivo cosi vicina leggeva dentro i miei occhi più limpidamente di chiunque altro.

Per quanto possa essere assurdo, l'unico istante in cui non mi sia sentita completamente sola, in quella cerimonia soffocante, è stato quello in cui i nostri occhi si sono incontrati. So che non sa nulla, e non può essere stata lei a ordire una cosa così tremenda nei miei confronti, non avrebbe mai potuto farlo. Ma per un attimo la sensazione che sapesse cosa avevo nell'anima è stata più forte di tutto.

E' stato un attimo di silenzio tra noi, così assordante, circondato dal rumore dei ricordi. E' inutile che menta a me stessa, un legame tra noi esiste, ed esisterà sempre. Non quello che rivendica lei, e sono certa che non sia possibile una qualsiasi prova del contrario, per questo mi rifiuto di fare quel test; la verità cruda forse sarebbe troppo dura da accettare per lei, un'illusione deve svanire pian piano, non frantumarsi di colpo in mille pezzi acuminati che feriscono il cuore.

Ma non volevo sposarmi senza avere a fianco, almeno questa volta, l'ultima persona vivente che abbia conosciuto la vera Marina, prima che diventasse la Kroeger. Non volevo affrontare il passato, non volevo discutere di nuovo con lei. Ogni volta la mia durezza, nella voce, nello sguardo, ferisce me, prima di colpire lei. Ma è una compagna di viaggio cui non riesco a rinunciare facilmente.

Eppure ci sono giorni nella vita, così luminosi nella linea dei ricordi, così importanti, che si vorrebbe portarli con sè incastonati in una goccia d'ambra, immutabili. In quella goccia d'ambra io desideravo che comparisse anche lei, anche per un istante solo. In mezzo a tanti complimenti ipocriti e perbenisti, volevo sentire non il suono, che sapevo non sarebbe mai arrivato, ma la sensazione, quella si, del suo affetto.

E' egoista da parte mia? Forse, ma dopo tutto quello che mi ha fatto, in fondo le chiedevo solo di esserci. Ne avevo diritto.

Non so perchè sia venuta alla fine, avevo rinunciato a rivederla, e forse non lo saprò mai, ma so che quando è comparsa in salone, e quando mi ha stretto la mano, un istante di felicità me l'ha donato.

Chissà, forse anche per lei il tempo si è fermato per un poco, ed ha rivissuto i giorni in cui Carla e Marina non si odiavano. Eppure so, con tutta la mia razionalità, che quei giorni sono finiti, che esisteranno d'ora in poi solo nelle fotografie e nei ricordi che non ci racconteremo mai, per quanto possiamo desiderarlo.

Ci vorrebbe un miracolo...
postato da: limmuccia alle ore 21:43 | Permalink | commenti (6)
categoria:le limmacce, diario di marina
lunedì, 19 maggio 2008

Dal Diario di Marina:

Ancora una notte al freddo, al buio. E non so dov’è. Come quella maledetta notte nel parco.
No, quella notte l’avevo vista. Per un istante la luna aveva illuminato l’asciugamano intirizzito dentro cui tremava, nascosta dietro la nostra siepe. Era viva, ed era tutto quello che meritava.
Non mi voltai più verso di lei, il furore era troppo, mi conoscevo, se l’avessi udita dire ancora una parola su mio padre avrei potuto perdere ogni controllo.

Ero convinta che tornasse, dopo qualche tempo, ed ammettesse le sue bugie.
L’avrei perdonata. Le volevo bene. Ma lei per restare fedele a quella donna maledetta che era sua madre ha distrutto la sua vita. E la mia fiducia in chiunque.
Eppure dopo la morte della madre non resistetti e la feci cercare, restando nell’anonimato. Non volevo rivederla…. volevo la certezza che stesse bene.


Ma non la ritrovarono. Forse era già diventata Carol.

E poi, in salotto, in un momento, la verità. Quei ricordi, la caduta da cavallo, i mio primo amore. Per un istante il tempo si è fermato ed è tornato indietro di vent’anni, e al diavolo le conseguenze, avevo di fronte di nuovo, viva, l’unica persona che aveva conquistato la mia dolcezza dopo mio padre. Mio padre. Non il suo. E quella siepe è tornata a dividerci, e tutto il resto, con la violenza dolorosa di una pugnalata, mi ha colpito di nuovo. 

Essere traditi da chi hai amato è più doloroso soprattutto perché il colpo arriva alla finestrella più interna del cuore…apre quella porta che non avevi mai aperto a nessun altro…e ferisce come niente ha ferito prima.

Ma dopo di lei la lezione l’ho imparata. Nessuno ha più visto quella parte di me, dolce, sbarazzina, capace di ridere ed amare senza complottare. Nessuno si è più potuto avvicinare come lei aveva saputo fare. Non avrei sopportato un altro tradimento del genere…almeno fino ad Ettore. …ma la passione che c’era con Ettore non poteva essere fermata da nessuna remora razionale, da nulla. E non lo fu. Un fuoco ardente che non è mai durato abbastanza…ed altro dolore.

Guardando Carla di nuovo davanti a me ieri ho avuto quella dolcissima, struggente, e pericolosissima tentazione che in questi anni non mi ha mai abbandonato…riabbracciarla e cacciare dietro di noi tutto quello che è stato. Non c’è stato un giorno in quegli anni di gioventù in cui mi mancavano la sue ingenuità e il suo affetto, in cui non abbia desiderato ritrovarla. E anche negli anni a venire quando il pensiero è tornato a lei una parte di me si continuava a preoccupare…a sperare che fosse felice. Ma non ho mai permesso che quel desiderio prendesse il comando. Non ho mai permesso a quella debolezza di intaccare la mia forza, la personalità che stavo sviluppando. Che mi ha fatto diventare Marina Kroeger. 

Eppure se penso che tra pochi giorni avrò in mano il suo destino, mi chiedo cosa darei per tornare a quella notte e avere un modo per risolvere poi tutto diversamente, per non dovere essere io arbitro di infelicità per lei, che forse ne ha già avuta così tanta. Avere nelle mani la vita di chi hai amato, odiato, poi rimpianto, è una responsabilità che non auguro a nessuno. Perché il limite tra giustizia e vendetta è un velo così impalpabile…così fragile…

Ma di una cosa sono sicura. Qualunque cosa sia successa tra di noi, non permetterò che nessuno faccia leva sul mio rancore per colpirla. Tanto tempo fa non mi frenai e lei forse pagò troppo a caro prezzo colpe non sue. Oggi so che devo impedirle di colpirmi, e lo farò, ma non permetterò che venga rinchiusa di nuovo…dietro sbarre che soffocherebbero quel poco che è rimasto di Carla. Non so se in Carol qualcosa di lei c’è ancora, ma quella sola, piccola, minuscola possibilità di lasciarla respirare basta per decidermi a non denunciarla.  

Forse non sarà mai più Carla per me, non lo sarà per le “noi” che eravamo e che avremmo potuto essere, se non mi avesse mentito. Ma se da qualche parte nel mondo lo sarà per se stessa…saprò di avere fatto la cosa giusta.

postato da: limmuccia alle ore 22:45 | Permalink | commenti (13)
categoria:diario di marina
giovedì, 01 maggio 2008
Per parcondicio ci voleva anche lei.
Ma viste le scene propinatemi di recente...mi sono vendicata.



Che ci volete fare…ormai lo sapete che ogni tanto l’ormone lo devo fare sfogare, altrimenti poi mi metto a giocare in borsa, a chiamare i killer dell’agendina…e sono cavoli.

Stavolta è Marco, l’altra era Stefano…bell’esemplare a proposito…Carol almeno in questo ha gusto, anche se la sua personal stylist andrebbe licenziata…come la sua parrucchiera. Ma dico io ci si può presentare ad un appuntamento degno di nota come una gara di macchine con una casacchina grigio militare e uno spauracchio in testa che fa invidia ai cappelli di Camilla d’Inghilterra?

E poi io negli chalet di montagna da sola mi annoio…il computer non ho ancora capito se mi riprende o no quando scrivo…non che mi dispiaccia passare quelle due orette davanti allo specchio prima di accenderlo…però quando tocca essere veloci perché è un’urgenza? No, non è il mio mezzo di comunicazione ideale. Belli i tempi in cui la signora del castello suonava ed arrivava il prestante armigero ai suoi comandi…in Svizzera c’è il domestico o il maggiordono, a Torino c’è Agnese…

Per rivedere Marco ho comunque preso le mie precauzioni…non si fosse messo in testa che può farmi arrestare quando gli pare. Prima di ripartire ho chiamato Nikita, che cara ragazza, peccato stia sempre chiusa in quell’orribile Sezione Uno, e Sydney, l’altra fissata del gruppo delle Strangers, che adesso lavora per una branca della Cia che non ricordo mai, e abbiamo scambiato un paio di chiacchiere femminili.

Quindi appena arrivo a Torino devo mettere in frigo le 3 capsule di cianuro che servono se si azzarda anche solo a digitare il numero della polizia, dietro la testata del letto e nel cassetto delle sue mutande…o mette i boxer? E chi ha mai controllato…quando sono arrivata abbastanza vicino a vederli pensavo solo a levarglieli, darò un’occhiata domani sera…vanno impiantate le microspie rivelatrici di altre presenze femminili, e per concludere appena arrivo devo chiamare Sonia, che dalla borsa mi tirerà fuori una decina di anticoncezionali da mettere nel comodino. No perché vista l’eccessiva fertilità di noi Salvini, e pure dei Della Rocca, l’accoppiata incrociata è meglio che non generi danni.

Che il quadro con l’albero genealogico l’ho già commissionato e non ho nessuna voglia di correggerlo.

Saluti, che vado ad incipriarmi il naso.
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categoria:diario di marina
venerdì, 18 aprile 2008
No scusate, ma Lavinia che risponde alle giustissime accuse di Matteo di andare gironzolando con bellimbusti, rimproverandolo perchè i due non copulano da ben due settimana è spettacolosa...ho capito che ha gli ormoni Kroeger nel sangue, ma incredibile a dirsi sta ragazza ha più voglie di mamma e zie messe assieme (che quando si scatenano in effetti surclassano il resto del pianeta, ma hanno il buongusto di scatenarsi una volta al mese e non di più...)

Carol Grimani se ci sei batti un colpo...ma insomma il killer viene a fregarsi tutta l'argenteria e tu gli apri pure la cassaforte??? Ma si può?

Comunque io ogni volta che ripenso a Stefano che dice di non potere ridurre al minimo le sue funzioni vitali...le risate scappano spontanee...

Per finire, direttamente dal diario di Marina...

"Caro Diario, non so tu, ma io di starmene qui con le mani in mano senza sistemare quella disgraziata di mia sorella, senza sfogarmi con almeno uno dei fratelli Della Rocca, e senza fare un minimo di intrighi per riprendermi la holding...inizio ad avere le santissime scatole piene. I prati sono belli, le caprette svizzere beate...ma se entro una settimana non torno a vedere un indice di borsa...e i panorami torinesi...scoppio!"
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categoria:le limmacce, diario di marina
sabato, 05 aprile 2008


Parla Marina: Stefano vivrà. L’unica cosa sensata della mail in cui Marco cerca disperatamente un contatto con i sentimenti che ha creato e distrutto in così poco tempo nel mio cuore, è questa, ed è la più importante.

Quando ho visto l’auto schiantarsi contro quel muro…Stefano in fin di vita intrappolato dentro l’abitacolo…i soccorsi che non arrivavano… ho rivissuto gli istanti della fine di Elena. Non fu colpa mia, ma non avrei sopportato altra morte, non al mio posto.

Perché adesso che Stefano è fuori pericolo è inutile continuare a preoccuparmi per lui, lo farà carol in abbondanza…io devo guardare in faccia la realtà. Non era Stefano che doveva guidare la macchina. Non era lui a dovere morire. Mentre Marco mi pregava di allontanarmi da Torino, oltre alla sensazione che tenesse davvero alla mia salvezza, ho avvertito un timore concreto…qualcuno vuole uccidermi.

Non posso abbandonare Pietro, non posso continuare a fuggire, e non ho nessuna intenzione di andare al Creatore per dare soddisfazione al primo mitomane. O a chiunque mi odi tanto da commissionare un crimine dopo l’altro per farmi sentire accerchiata, imprigionata, minacciata.

Nessuno può fare questo a me. Ma anche questa volta sarò sola ad affrontare il mio destino.
Ettore non c’è più, e per quanto mi protegga…qui non è un angelo al fianco di mio figlio che potrà deviare una pallottola, quando verrà sparata. E so che potrebbe avvenire. Presto.
Stefano uscirà dal coma con l’amore della sua vita in mente e nient’altro, e forse anche per me è giusto così. Mi sono lasciata andare con pochi uomini come ho fatto con lui, e non di tutti mi fidavo come è con lui. Ma l’amore…la passione che ti squassa le viscere, che non ti fa dormire la notte, che ti riempie di rabbia davanti ad un tramonto se non lo puoi condividere con chi ami…è altro.

Marco…ho sbagliato troppe volte nella scelta dell’uomo al mio fianco per non conoscere la devastazione che segue un mio errore. Ho seguito troppe volte l’istinto, in questo unico campo, per sentirmi donna, umana, non ghiaccio intellettuale…e ho pagato a caro prezzo pochi istanti di ebbrezza sopra le nubi. Non posso più permettermi qualcosa del genere. Anche se potesse essere forse il momento giusto, anche se potesse essere l’ultima occasione per me, anche se potesse essere vero che mi ama, anche se potesse…Non può accadere.

Oggi devo pensare a mio figlio, a tutelare il suo futuro, a dargli una madre di cui essere orgoglioso…non posso cambiare il mio passato, è come un file dentro a un computer con ombre e buchi neri che spaventano anche me, ma voglio che il mio presente sia degno di lui.

Eppure, nonostante tutti gli sforzi per capire chi sia oggi a volermi morta, e rabbrividisco all’idea di quanto sia stato vicino il raggiungimento dell’obiettivo, nonostante l’ovvietà per cui non sono i nemici a mancarmi nel mondo di oggi, e d’altronde le mie relazioni pubbliche si sono sempre basate su qualità diverse dall’amabilità, nonostante tutto ho la strisciante sensazione che la chiave di tutto sia il passato
Un passato in cui le mie radici affondano con la sicurezza che ho sempre avuto…ma con un brivido in più.

Chi sei, tu che vuoi privarmi del mio futuro? Tu che hai avuto il coraggio di attaccarmi così frontalmente eppure rimani nascosto…Tu, maledetto, che hai una ragione così forte per odiarmi e non ne te lasci ancora sopraffare…esci dall’ombra e dimmi chi sei!

postato da: limmuccia alle ore 21:06 | Permalink | commenti (3)
categoria:diario di marina
domenica, 17 febbraio 2008
Ed ecco le pagine di Marina...



Parla Marina: "Proprio io che dai tribunali ero sempre riuscita a tenermi lontana...tornare a Torino solo per rischiare di finire dietro le sbarre, e questa volta per sempre.
Non che mi siano dispiaciuti i flash al momento di entrare in aula. Certe blandizie non mi hanno mai toccato eccessivamente ma non posso dire che mi dispiacciano. Quello che non sopporto è non avere il controllo della situazione, non conoscere il futuro prima degli altri, non sapere se Gutterman avrà il coraggio di tradirmi o si rivelerà l'ennesimo sciacallo senza spina dorsale incapace di reggere il confronto con le mie minacce.
Perchè questa volta, se davvero io dovessi perdere la libertà e dieci anni della vita di mio figlio, lui perderebbe la vita.

Pietro...avevo giurato a me stessa di tenerlo lontano da questo mondo, dalla donna che sono stata, e che ora, per difenderlo, devo tornare ad essere. Marina Kroeger è un personaggio divertente ma ingombrante da gestire. Anche oggi, se solo potessi, mi tirerei indietro pur di tornare in Africa ed essere al sicuro con lui.

O forse no.
La sensazione che mi ha dato entrare in quello studio dove firmavo gli atti come Presidente del Gruppo Ferri...camminare per il centro in cui io ed Ettore ci siamo amati, scontrati, odiati, uniti...lo sguardo di chi mi guarda, mi riconosce... mi teme...non è facile rinunciare a tutto questo.
Ma se devo restare, la partita la devo vincere. Al più presto. E senza contare più su nessun uomo.

Marco ha dimostrato per l'ennesima volta che le mie scelte in un campo dove la razionalità fallisce possono andare bene per una notte ma non per tutta la vita.
Stefano sarebbe un buon compagno ed ha le risorse giuste per fare felice una donna...peccato che ne abbia in mente un'altra, e per quanto, se volessi, so che potrei averlo senza troppo competere... io non sarò mai una seconda scelta.

Carol.
Quella donna è un enigma per me. Mi guarda e prova terrore per me. Cerca di nasconderlo e non ci riesce. Eppure, oltre al semplice fatto di avere intrigato per qualche tempo il suo oggetto amoroso, e, forse minacciarne la presidenza, che comunque non meritava, non credo di averle fatto altro.
Ed invece sembra che dal suo "io" più profondo una paura quasi atavica la blocchi quando si tratta di me.
Si, certo, cerca di dimostrare forza, probabilmente le quattro mossette che ha fatto per mettermi in difficoltà l'hanno anche illusa di avermi in suo potere...ma sa bene di non avere ingannato nè me nè soprattutto se stessa...E' qualcosa di più che la fa tremare quando mi guarda negli occhi, e non capisco cosa.

I suoi occhi, quelli di Lavinia, sua figlia...mi ricordano un tempo lontano, che avevo creduto sepolto per sempre. Il tempo in cui ho capito di non essere sola al mondo, il tempo in cui la mia adolescenza è finita ed ho compreso che avrei sempre dovuto lottare con qualcuno per avere il mio posto.
Ma quella ragazzina, che osò mettersi sulla mia strada e tentare di distruggermi la vita, non esiste più. Molte volte in questi anni mi sono chiesta se avrei potuto comportarmi in maniera diversa. Se quel giorno in piscina, trattenendo la mia furia, assieme a lei non avrei salvato anche una parte di me stessa...
Inutile recriminare su ciò che è stato. Quello che importa è il futuro, il mio, quello di mio figlio, e quello di tutto ciò che Ettore creò, e che, ora, ho ogni intenzione di riprendere.
Tutto."
postato da: limmuccia alle ore 15:32 | Permalink | commenti (7)
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